{"id":544,"date":"2018-05-12T09:57:40","date_gmt":"2018-05-12T07:57:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.friede.it\/scrittore\/?p=544"},"modified":"2021-07-17T07:51:01","modified_gmt":"2021-07-17T05:51:01","slug":"esercizio-di-riscrittura-ordine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.friede.it\/scrittore\/racconti\/esercizio-di-riscrittura-ordine\/","title":{"rendered":"Esercizio di riscrittura &#8211; Ordine"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-545 size-full\" src=\"https:\/\/www.friede.it\/scrittore\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Racco-Ordine.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.friede.it\/scrittore\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Racco-Ordine.jpg 600w, https:\/\/www.friede.it\/scrittore\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Racco-Ordine-200x67.jpg 200w, https:\/\/www.friede.it\/scrittore\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Racco-Ordine-520x173.jpg 520w\" sizes=\"(max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/p>\n<p>Tra i molti esercizi proposti da &#8220;<strong><a href=\"https:\/\/iparolanti.wordpress.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">i Parolanti<\/a><\/strong>&#8221; \u00e8 particolarmente interessante la <strong>riscrittura<\/strong>. Come ha detto uno di noi, facendo una cover di un racconto di un altro te ne puoi fregare della trama, ce l&#8217;hai gi\u00e0, quindi puoi concentrarti solo sullo stile, con risultati sorprendenti. Un doveroso Grazie a Michael Rigamonti che si \u00e8 messo in gioco non poco per partecipare a questo esercizio collettivo. Le altre riscritture le trovate sul blog dei <a href=\"https:\/\/iparolanti.wordpress.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Parolanti<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>&#8216;Ordine&#8217; di Michael Rigamonti<\/h4>\n<p>Sapeva di non essere un grande autore, ma quello era troppo. Era davvero troppo.<br \/>\nTolse lo sguardo dall\u2019ultima riga letta mentre sentiva gi\u00e0 la bile risalirgli lo stomaco.<br \/>\nPatetico, veramente patetico.<br \/>\nStrinse il pugno fino a sbiancarsi le nocche, i nervi guizzarono nell\u2019avambraccio e sussultarono. Come potevano certe persone definirsi scrittori? Sarebbe stato come definire Cauchy uno a cui piaceva giocherellare coi numeri, alla faccia dei suoi teoremi. Mettiamo tutto sullo stesso livello dunque, bene. Perfetto! Si massaggi\u00f2 le tempie.<br \/>\nMentre rovistava in quella discarica mentale di pensieri confusi che aveva in testa un ricordo affior\u00f2 alla superficie. \u2018Non \u00e8 possibile\u2019 si disse, cercando di controllare la rabbia che ormai eruttava i suoi lapilli di magma. \u2018Questa \u00e8 quella che due settimane fa mi ha chiesto quale fosse la differenza fra narratore ed autore perch\u00e9, a detta sua, non l\u2019aveva mai capita bene\u2019.<br \/>\nSentiva le pulsazioni mitragliargli tutti i muscoli del corpo scuotendolo in piccoli tremori. Chiuse gli occhi; si costrinse a prendere fiato e a calmarsi. Li riapr\u00ec e osserv\u00f2 la scrivania.<br \/>\nOrdine. Ordine.<br \/>\nAgguant\u00f2 il cellulare posato di fronte a s\u00e9 e lo ruot\u00f2 in senso orario fra le dita. Uno. Lo rigir\u00f2 in senso antiorario. Due. Di nuovo in senso orario. Tre.<br \/>\nForse non era abbastanza, altri tre giri. Uno, due, tre.<br \/>\nDue volte tre? Impossibile, non sarebbe mai potuto rientrare nei piani quell\u2019obrobrio. Un altro giro. Uno, due, tre.<br \/>\nProv\u00f2 l\u2019impulso di ruotarlo ancora e ancora, finch\u00e9 gli sarebbe parso pi\u00f9 giusto, ancora pi\u00f9 giusto di quanto quel giusto gli paresse giusto adesso. Rise dentro di s\u00e9 fino a scoppiare. Non sapeva fino a che punto quella folle idea lo avrebbe potuto spingere. Forse avrebbe dovuto dichiararsi pazzo, ma ripensandoci c\u2019era gente ben pi\u00f9 folle in fin dei conti l\u00e0 fuori, no?<br \/>\nSospir\u00f2, pos\u00f2 il cellulare di fronte alla tastiera raddrizzandolo fino ad avere linee parallele. Bordo della scrivania. Contorni del cellulare. Bordi della testiera. Perfezione.<br \/>\nSfior\u00f2 la cornice del monitor del computer assaporando la sensazione di ruvido della plastica sotto le sue dita. Tocc\u00f2 il bordo destro, lo schermo dondol\u00f2, si ferm\u00f2. Non abbastanza. Un altro piccolo buffo alla base, ancora il dondolio, di nuovo fermo. Probabile fosse gi\u00e0 perfetto cos\u00ec, ma perch\u00e9 rovinare tutto? Un altro piccolo tocco. Ora era in linea con gli altri elementi. Equilibrio.<br \/>\nControll\u00f2 che Il portapenne fosse parallelo alle linee che definivano i contorni immaginari della sua creazione. La penna e il quaderno per gli appunti: anche loro dovevano rientrare in quello schema. Armonia, pura e semplice armonia. Paralleli, perpendicolari, equidistanti. L\u2019unica cosa che contava in quel caos era la ricerca della pura precisione.<br \/>\nCosa doveva fare ora con quel\u2026 coso, come si maneggiava?<br \/>\nSi allung\u00f2 sulla scrivania con le mani sopra la testiera, immobilizzate a mezz\u2019aria in attesa di istruzioni che non arrivavano. Si ritrov\u00f2 a guardare la pagina del social network con quei suoi colori pastello cos\u00ec rilassanti, cos\u00ec conformisti. Il cursore lampeggiava impaziente nel riquadro vuoto dei commenti.<br \/>\nSi decise a scrivere qualcosa: \u00abOttimo lavoro\u00bb batt\u00e9 ingoiando saliva a vuoto. Certe volte era meglio non esternare le proprie paranoie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>&#8216;Ordine&#8217; versione di Friedrich L. Friede<\/h4>\n<blockquote><p>Tolse la matita dal temperino a manovella e fiss\u00f2 in controluce la punta. Affilata.<br \/>\nPose la matita di fianco alle altre quattro. Parallela. A otto millimetri dalla sua vicina.<br \/>\n\u201cTroppo corta\u201d mormor\u00f2 a denti stretti.<br \/>\nPrese una dopo l\u2019altra le tre matite e le infil\u00f2 nel buco dell\u2019attrezzo. Quattro giri di manovella ciascuna. Una di fianco all\u2019altra, otto millimetri. Due centimetri dal lato destro del blocco di carta. Parallelo alla tastiera.<br \/>\n\u201cOra \u00e8 tutto in ordine\u201d pens\u00f2, e solo allora ebbe la forza di alzare lo sguardo sul monitor.<br \/>\nQuel racconto gli dava ansia. Era di quella stessa ragazza che non pi\u00f9 di cinque giorni prima gli aveva chiesto la differenza fra narratore e autore.<br \/>\n\u201cScrittrice, puah!\u201d<br \/>\nNon che si ritenesse un novello Carver, ma definire quell\u2019insulsa ragazza scrittrice, ai suoi occhi era come scambiare un bambino ritardato per un astrofisico di fama internazionale.<br \/>\nIl racconto era disordinato, asimmetrico, la struttura era completamente priva di armonia, non c\u2019era alcuna traccia di musicalit\u00e0 in quelle parole messe in fila a caso.<br \/>\n\u201cStrette trecce, strette trecce, strette trecce.\u201d<br \/>\nRipet\u00e8 ancora sette volte quelle due parole che mai, a pare suo, avrebbero dovuto stare vicine in un testo. L\u2019acidit\u00e0 gli aggrediva la gola e gli mozzava il respiro. La vista si annebbi\u00f2, dovette distogliere gli occhi dallo schermo e stropicciarli con due dita della mano destra. Sette volte.<br \/>\nRiapr\u00ec gli occhi. Lo schermo del cellulare, due centimetri a lato del tappetino del mouse era illuminato. Mise a fuoco la notifica.<br \/>\n\u201cAllora, ti \u00e8 piaciuto?\u201d<br \/>\nSent\u00ec il cuore balzare in petto. Un messaggio, se avesse sbloccato lo schermo la sedicente scrittrice avrebbe visto che l&#8217;aveva letto. Comunque si sarebbe accorta che era stato consegnato e si sarebbe sicuramente chiesta del perch\u00e9 lui non l\u2019avesse ancora aperto.<br \/>\nPrese il cellulare e quasi gli cadde. Lo recuper\u00f2 al volo e lo port\u00f2 davanti agli occhi. Cosa poteva dire? Gir\u00f2 lo schermo di novanta gradi a destra. La verit\u00e0 era che quel racconto era immondizia, il frignare scoordinato di una adolescente troppo cresciuta con un cervello rimasto grande come un fagiolo. Gir\u00f2 lo schermo di novanta gradi a sinistra. Poteva inventare una bugia pietosa. Destra. Poteva dire che aveva apprezzato lo sciocco profluvio di sentimenti che l\u2019insulsa protagonista si peritava di condividere. Sinistra. Meglio di no. Meglio dire che la prosa era fresca. Destra. Fresca non vuole dire nulla. Sinistra.<br \/>\n\u201cMaledetta imbecille!\u201d disse.<br \/>\nIl cellulare fece un breve volo verso la scrivania, ma lui subito lo riprese, controll\u00f2 che non ci fossero scalfitture, quindi lo riposizion\u00f2 a due centimetri a destra del tappetino del mouse.<br \/>\nSentiva distintamente la pressione crescere dentro di lui.<br \/>\n\u201cStrette trecce, strette trecce, strette trecce\u201d<br \/>\nLe mani partirono quasi fuori dal suo controllo cosciente. Prese le matite, le posizion\u00f2 sulla scrivania in piedi e le traguard\u00f2 per controllare che l\u2019altezza fosse proprio identica, poi le ripose, una a otto millimetri dall\u2019altra, parallele.<br \/>\nLe matite erano in ordine, tastiera e mouse pure. Il cellulare era perfettamente parallelo al tappetino incollato al piano. Era tutto in ordine, ma quel racconto era un frenetico casino.<br \/>\n\u201cStrette trecce, strette trecce, strette trecce\u201d<br \/>\nAllung\u00f2 le mani verso la tastiera. Un commento pubblico. Lo avrebbero letto anche altri.<br \/>\nRitir\u00f2 le mani e fiss\u00f2 il cellulare. Un messaggio privato.<br \/>\n\u201cStrette trecce, strette trecce, strette trecce\u201d<br \/>\nAffer\u00f2 il cellulare, pass\u00f2 il dito sullo schermo per sbloccarlo. Pul\u00ec immediatamente il visore con un piccolo panno, poi lo pieg\u00f2 in quattro e lo ripose.<br \/>\nOra lei avrebbe visto la spunta, avrebbe pensato \u2018L\u2019ha letto, ora mi risponder\u00e0\u2019.<br \/>\nLui sentiva la pressione crescere con il passare dei secondi, dei tremori incontrollabili si stavano impadronendo di lui.<br \/>\n\u201cMi dispiace dirti che il tuo racconto non\u2026\u201d digit\u00f2, ma cancell\u00f2 subito.<br \/>\n\u201c\u00c8 veramente un indecente guazzabu\u2026\u201d ancora cancell\u00f2 vergognandosi un po\u2019.<br \/>\nAlz\u00f2 gli occhi al cielo, si sgranch\u00ec il collo, ma l\u2019ansia continuava a salire, la sentiva divorare ogni centimetro del suo corpo come un piccolo branco di piranha.<br \/>\n\u201cLe bugie aumentano l\u2019entropia, aiutano il disordine nel mondo. Le bugie sono male. Devo dirle la verit\u00e0. Devo dirle\u2026 qualcosa, devo dirle qualcosa qualcosa qualcosa o impazzisco qui e ora.\u201d<br \/>\nPunt\u00f2 lo sguardo sullo schermo. Nel riflesso del suo viso gli sembrava di intravvedere l\u2019espressione ansiosa di quella ragazza che neppure conosceva.<br \/>\nSi decise a scrivere.<br \/>\n\u201cDavvero un opera degna di te, devi esserne fiera\u201d batt\u00e9 con i polpastrelli ingoiando saliva a vuoto, poi premette invio e riprese subito il panno per pulire lo schermo.<br \/>\nI piranha lentamente si diressero verso altri mari.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra i molti esercizi proposti da &#8220;i Parolanti&#8221; \u00e8 particolarmente interessante la riscrittura. 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